PRESENTAZIONE

 

 Con i suoi 52 mila abitanti è la sesta città più popolosa del Veneto. Situata nell’estremo lembo meridionale della Laguna di Venezia, occupa una posizione geografica singolare: tra mare e laguna, quasi sospesa tra diverse tonalità di azzurro del cielo e dell’acqua.

Divisa dal mare da una lunga striscia di arenile, il lido di Sottomarina, che va dalla bocca di porto di San Felice alla foce del Brenta. La sua “forma urbis”, ovvero la struttura della città, ha sempre incuriosito studiosi, viaggiatori e scrittori, al punto da considerarla un esempio classico e citatissimo di pianta urbana, sintesi incomparabile di morfologia naturale e di funzionalità rispetto al mestiere tipico, la pesca. Le linee verticali della piazza e dei canali si intersecano con quelle orizzontali delle calli scandite con regolarità e in un ordine quasi perfetto a formare la classica “spina di pesce”. E’ un isola artificiale: da quando, alla metà del 1500, fu scavato il canale della Cava per ragioni di sicurezza militare della Repubblica Serenissima, del cui dogado risultava essere la seconda città. Dalla metà del 1700 ha ritrovato la sua naturale continuità con la terraferma attraverso un antico ponte a 43 arcate,  oggi ristrutturato e reso conforme alle moderne esigenze della mobilità, un luogo da cui è possibile ammirare straordinari tramonti di fuoco in laguna.

 

La piazza

 

Il “Corso del Popolo” attraversa il centro storico di Chioggia da nord a sud. E’ il vero cuore della città. Ha una doppia entrata: dall’acqua al molo di Vigo, dove si eleva il maestoso ponte istoriato, vero balcone sulla laguna, e da terra attraverso la porta di Santa Maria, residuo di antiche mura medioevali. Una piazza-strada maestosa e “vissuta”, che misura 840 metri in lunghezza. Costituisce il cardo maximus del castrum romano. Una delle più vistose particolarità è costituita dalla serie continua dei portici sul lato di ponente. Nel tratto più settentrionale il tracciato si curva di circa cinque gradi, quel che basta per spezzare le raffiche dirette della bora. Curzio Malaparte la definì un unico “gran caffè” all’aperto. Luogo di animazione e socialità dà l’impressione che ogni giorno sia festa. 

 

I canali

 

Scorrono, dividendo a fette il centro storico, tre canali. Il più interno è il canal Vena, il più pittoresco, cavalcato da nove ponti (di Vigo, Caneva, Sant’Andrea, della Pescheria, dei Filippini, San Giacomo, Scarpa, Zitelle, della Cuccagna). Ospita le barche di piccola stazza. Nelle sue fondamenta si svolge il pittoresco mercatino giornaliero del pesce e della frutta e verdura. All’esterno del nucleo centrale: il canal Lombardo ad ovest e il San Domenico ad est, alle cui fondamenta sono ormeggiate le barche per la pesca d’altura. Ciascuna è riconoscibile nella diversa specializzazione dei mestieri dalla forma delle reti e degli attrezzi di pesca (le cocce volanti, i ramponi per lo strascico, le turbosoffianti). Tra il Vena e il Lombardo: il canal del Perottolo in parte interrato, nella cui riva si trova la balaustra marmorea del “Refugium peccatorum”, angolo suggestivo che ha inspirato artisti e scrittori

 

Le calli

 

Non delle semplice vie. Sono anche e soprattutto luogo in cui si vive, si lavora e si gioca. Un salotto comune che prolunga fuori casa gli spazi abitativi sempre troppo angusti. Sistemate con un disegno mirabile in due serie parallele che s’intersecano perpendicolarmente sulla doppia via di terra (piazza) e d’acqua (il canal Vena) con una pianta che richiama la spina di pesce. In tutto le calli sono 74: Di queste 34 si trovano nel lato ovest, oltre la piazza; 40 in quello definito tra i canali Vena e di san Domenico, che un tempo s’incuneavano con piccoli rii, detti “zoelli”. A testimonianza di questa antica origine stanno ancor oggi due elementi: il portico nel lato del passaggio pedonale, solitamente a settentrione e sul fronte opposto le “caneve”, i magazzini per il deposito degli attrezzi da pesca raggiungibili direttamente dalle barche.

 

I portici

 

Sono una caratteristica del tutto peculiare per una città lagunare, che neppure Venezia (se si fa eccezione per piazza san Marco) possiede. Una caratteristica che – come annotò il noto critico d’arte Cesare Brandi – rende Chioggia “mezza di terra e mezza di acqua”, “mezza veneziana e mezza emiliana”. Un elemento, quello dei portici, che ritroviamo non solo lungo tutta la piazza, ma anche per ampi tratti della riva Vena e sporgenti di tanto in tanto nelle calli. Il più delle volte rappresentano una soluzione per recuperare spazio abitativo. Ma la loro presenza risponde pure alla funzione di riparare dalle intemperie e anche dai raggi del sole. 

 

Gli squeri

 

Completano il paesaggio peschereccio le isole dei Cantieri, gli “squeri”, che vantano una tradizione di cultura materiale che affonda nel periodo medioevale. Il loro statuto, la Mariegola di san Giuliano, risale al 1211 e si configura come uno dei primi esempi in Europa di società che precorse il mutuo soccorso. D’interesse particolare l’architettura dei tipici capannoni, le “tenze”. Sul cui architrave si può notare la caratteristica “cesiola”, una sorta di altarino con un‘immagine celeste, posta a protezione dei lavoranti. All’interno il “tabiào” lo scabuzzino-ufficio sospeso in alto su una parete. Diverse le specializzazioni esistenti all’interno di questa attività: il maestro d’ascia, gli “scorarioi” ovvero i carpentieri, i “segantini” addetti in coppia al lunghissimo segaccio, i “puti de cantier” ovvero gli apprendisti, i “calafati” specializzati nell’impermeabilizzazione dello scafo.   

  

LA STORIA


Chioggia esisteva certamente già in epoca romana. L’antico nome Clodia diede origine ad altri toponimi come Cluza, Clugia, Chiozza e infine Chioggia. L'isola si popolò con l'afflusso degli abitanti del retroterra veneto, fuggiti dalle invasioni degli Unni (452) e dei Longobardi (568). Chioggia subì due distruzioni: una ad opera di Pipino il Breve, re dei Franchi (810) e un'altra ad opera degli Ungheri (902). Nel 1110 divenne sede vescovile, trasferendo le reliquie dei Santi patroni Felice e Fortunato da Malamocco, che a sua volta le aveva ereditate da Acquileia. Clugia Major (Chioggia) e Clugia Minor (Sottomarina) divennero in seguito l'XI e la XII isola della Serenissima, sottoposte all'autorità del dogado veneziano. In periodo medioevale la città divenne famosa per la produzione del pregiato sal Clugiae, esportato un tempo in tutta Italia. Chioggia fu teatro della storica Guerra di Chioggia (1379-80) tra le Repubbliche marinare di Genova e di Venezia. Dopo aver raso al suolo Sottomarina, ricostruita solo nel 1700, i genovesi strinsero d'assedio Chioggia, liberata poi dalla flotta veneziana. Ne seguì un lungo periodo di crisi tra il '400 e il '500 con pestilenze e carestie, portando gli abitanti a scoprire la pesca come fonte di sostentamento primaria. Attività che col tempo divenne peculiare al punto da essere ancor oggi conosciuta come una delle capitali della pesca italiana. Dopo i tramonto della repubblica Veneta, la città venne occupata nel 1797 dai Francesi e, dopo il trattato di Campoformio nel 1798, dagli Austriaci, alla cui dominazione i chioggiotti tentarono di ribellarsi invano con la storica 'sollevazione del Cristo' del 20 Aprile 1800. Le dominazioni francesi e austriache si alternarono per un'altra cinquantina d'anni. Importante il contributo che diede alla lotta risorgimentale, al punto di ottenere la medaglia d’oro: furono una settantina i chioggiotti che parteciparono alle lotte per raggiungere l’unità d’Italia. Fra tutti si ricorda il ragazzo undicenne Giuseppe Marchetti, il più giovane dei Mille. Chioggia divenne italiana il 15 ottobre 1866. La prima guerra mondiale fece sentire le sue terribili conseguenze,  anche perché Chioggia, soprattutto in seguito all’arretramento del fronte sulla linea del Piave, divenne proprio l’immediata retroguardia e trasformò molti istituti civili e religiosi, in ospedali militari. Anche durante del fasi finali della seconda Guerra mondiale della liberazione dell’Alta Italia, Chioggia ebbe un’importanza strategica: nei piani degli alleati, infatti era considerata il luogo di un possibile sbarco che, con l'appoggio delle forze partigiane, avrebbe consentito l'occupazione delle fortificazioni del litorale e in seguito del Veneto nel suo complesso. L’ipotesi di uno sbarco prese concretezza, in particolar modo dopo la liberazione di Ravenna (4 dic. 1944). Epica fu la sera della liberazione, il 27 aprile 1945, quando la città si illuminò a giorno per evitare l’annunciato bombardamento dell’aviazione alleata, decisa a domare in questo modo la mancata resa dei tedeschi. 

 

PERSONAGGI  ILLUSTRI

 

GIOVANNI DONDI   studioso di filosofia, medicina e astronomia del XIV sec. Compose un famoso planetario, volgarmente detto orologio, che oltre alle ore del giorno e della notte, i segni dello Zodiaco, rappresentava il corso dei principali pianeti allora conosciuti.

 

NICOLÒ DE CONTI navigatore del XV sec. Fu non meno importante di Marco Polo. Compì, tra gli altri, viaggi in Arabia, Caldea, India e dettò le sue memorie al filosofo, allora segretario del Papa, Poggio Bracciolini, che le trascrisse in latino.

 

CRISTOFORO SABBADINO "Il Moretto" nato a Chioggia nel 1489. Fu il primo Consultore della Repubblica Serenissima in materia di sicurezza del regime lagunare. Fu pertanto il più illustre ingegnere idraulico dei suoi tempi. Operò per deviare i fiumi dalla laguna veneta. Nel "Trattato delle acque" analizzò la laguna dal punto di vista storico idrografico, lasciando pregevoli rilevamenti tipografici.

 

GIUSEPPE ZARLINO  fu personaggio importante nel campo della musica corale e strumentale del XVI sec., tanto da essere considerato il "restauratore della musica". Le sue opere di teoria più famose furono le "Istituzioni harmoniche" e le "Dimostrazioni harmoniche". Compose brani a carattere liturgico e fu direttore a vita della cappella Marciana di Venezia. Scrisse anche opere filosofiche e matematiche.

 

GIOVANNI DELLA CROCE detto "Il Chiozzotto" contemporaneo di Zarlino, che fu il suo maestro, fu direttore della cappella di S. Marco. Compose musica sacra e profana e celebri sono i suoi "madrigali". La sua opera è oggi oggetto di studio da parte di musicologi, soprattutto stranieri.

 

ROSALBA CARRIERA  è la più celebre ritrattista della prima metà del '700. Immortalò a Parigi, Vienna, Roma, Londra, Dresda i più famosi personaggi dell'epoca. Le sue opere sono conservate nelle Gallerie di Venezia, all'Accademia di Dresda, al Louvre, ecc.

 

GIUSEPPE OLIVI  morto in giovanissima età, a soli 26 anni, lasciò un'opera fondamentale sullo studio della fauna marina: la "Zoologia adriatica", che risultò la prima sistemazione organica della materia, tanto da essere considerata, dagli studiosi di tutto il mondo, come basilare per la ricerca scientifica moderna.

 

STEFANO ANDREA RENIER  fu insegnante di Storia Naturale all'università di Padova e collezionò conchiglie e animali dell'Adriatico. Importanti alcuni suoi testi di zoologia e mineralogia. Utilizzò nuove metodologie di classificazione zoologica.

 

Scuola dei naturalisti chioggiotti si sviluppò tra la seconda metà del 1700 e la prima metà del 1800. Incentrò la sua attività sullo studio dei vari aspetti dell'ambiente lagunare e marino, strettamente connessi all'esperienza lavorativa dei pescatori. I più importanti furono Giuseppe Valentino Vianelli, Bartolomeo Bottari, Stefano Chiereghin, Fortunato L. Naccari e Giandomenico Nardo.

 

ELEONORA DUSE  di famiglia chioggiotta, fu la più celebre attrice teatrale italiana a cavallo tra il 1800 e il 1900. Interpretò i ruoli più svariati e calcò i palcoscenici più importanti del mondo.

 

Bruno Maderna (1920-1973) Uno dei protagonisti della nuova musica del Novecento. Negli anni ’50 creò un laboratorio sperimentale e si riunirono assieme a lui personalità come Berio, Boiler, Stockhausen, Pussen. Fu uno dei primi in Italia a comporre musica elettronica. Tre i titoli delle sue opere: Hyperion, Quadrivium, Satyricon. 

 

Visita artistica alla città

 

Potrete accedervi attraverso la PORTA DI SANTA MARIA (1530), come si faceva un tempo quando Chioggia era una città murata e questo era l’unico accesso disponibile per chi vi giungeva dalla terraferma.

Subito sulla vostra sinistra sul lato sud della Cattedrale, nel cosiddetto Sagraéto (piccolo sagrato) si può ammirare il complesso del REFUGIUM PECCATORUM: uno degli angoli più suggestivi della città. L'interessante gruppo marmoreo di cui si compone, raffigurante la Madonna col Bambino, è sormontato da una cupola dorata. La statua, assieme alla balaustra, era posta fino al 1814 sulla scalinata dell'antico palazzo comunale, successivamente demolito. Si racconta che proprio di fronte ad essa i condannati a morte sostavano per recitare l'ultima preghiera. Immortalato da un quadro di Luigi Nono.

Subito dopo si può ammirare la maestosa CATTEDRALE eretta, sul progetto di Baldassarre Longhena. All'interno si ammirano il battistero (1700) di A. Cattajapietra, il pulpito (1677) e l'altar maggiore del Tremignon. In una cappella laterale sono conservate le reliquie dei SS. Patroni Felice e Fortunato con alle pareti pregevoli tele di Palma il Giovane, Piazzetta, Tiepolo, Cignaroli, Diziani e Liberi.

Il CAMPANILE È DI STILE ROMANICO ed è visibile, al di sopra della porta, un bassorilievo detto 'Madonna del Riposo: ricorda la sosta notturna a Chioggia del Papa Alessandro III nel 1178 sugli scalini del campanile stesso.

Accanto IL TEMPIETTO DI SAN MARTINO in stile tardogotico con una cupola esagonale all'esterno e semisferica all'interno, fu costruito dagli abitanti di Sottomarina rifugiatisi a Chioggia dopo la distruzione del loro borgo ad opera dei Genovesi nel 1379.

Procedendo sulla destra su PALAZZO POLI una targa ricorda che per qualche anno fu la CASA DI CARLO GOLDONI padre della commedia italiana ed autore delle famose “BARUFFE CHIOGGIOTTE”.

Al centro della piazza si trova la BASILICA DI S.GIACOMO, che conserva l’effigie della  Madonna della Navicella, ritrovata dopo un'apparizione della Madonna sulla riva della spiaggia di Sottomarina nel 1508. Numerose le 'tolele', e gli ex voto a testimoniare la radicata religiosità popolare. Tra le opere più notevoli il vastissimo affresco del soffitto di 223 mq. opera settecentesca del pittore locale Antonio Marinetti detto il Chiozzotto, allievo di Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754).

Sulla Piazzetta XX Settembre si affaccia la CHIESA DELLA TRINITÀ realizzata nella forma attuale nel 1705 da Andrea Tirali (1660-1737), con pianta a croce greca nell'attiguo oratorio dei Battuti, detti i 'Rossi' per il colore del saio penitenziale uno dei più importanti cicli pittorici del manierismo veneto (Paolo Piazza, Palma il Giovane, Andrea Vicentino, Alvise Banfatto .

Nella piazzetta notevole anche lo STENDARDO, il pennone portabandiera sostenuto da tre prigioni opera del Zemignani (1713).

Oltre il Palazzo comunale ricostruito in puro stile asburgico, si trova PALAZZO GRANAIO, uno degli edifici più antichi della città anteriore alla guerra di Chioggia, di stile gotico molto sobrio, è stato costruito nel 1328. Aveva la funzione di conservare il grano necessario alla comunità e poggiava originariamente e fino al secolo scorso su 64 colonne, che solo in questo secolo sono state cementate ricavando un piano terra. Sulla facciata è visibile un'edicola con un'immagine della Madonna col Bambino, opera attribuita a Jacopo Sansovino (1486-1570). Sotto si può ammirare la suggestiva PESCHERIA cittadina, tappa obbligata per chiunque venga in visita a Chioggia. L'accesso principale è costituito dal 'Portale a Prisca', opera dello scultore padovano Amleto Sartori

Lungo il Corso del Popolo s'incontra la CHIESA DI S. ANDREA. Di antica fondazione (esisteva già nel XV secolo), la chiesa venne rifatta nel 1743 con la facciata è di tipo barocco. Conserva opere ragguardevoli  tra cui nella sacrestia una tela raffigurante la crocifissione del Marescalco (Giovanni Buonconsiglio). Accanto la TORRE-CAMPANILE di stile romanico risalente al XI-XII secolo e, un tempo, torre di difesa e di avvistamento militare, che conserva l’orologio da torre più antico al mondo, esistente già nel 1386, contemporaneo di quello della cattedrale inglese di Salisbury.

Conclude la passeggiata nel corso la stupenda visione che offre la PIAZZETTA VIGO dove si erge da 1786 la colonna con il Leone Marciano (chiamato con ironia dai chioggiotti per le sue fattezze non proprio maestose 'el gato'). E il maestoso ponte di Vigo che rappresenta il balcone della città sulla laguna costruito in muratura nel 1685 sotto il podestà Morosini ed abbellito nel 1762 con marmi d'Istria.

Per completare il nostro itinerario è necessario spostarsi nelle fondamenta del Canal Vena dove si possono ammirare alcuni tra i più importanti palazzi cittadini tra cui PALAZZO GRASSI, ora sede universitaria.

E da ultimo giungere fino all’isoletta di SAN DOMENICO dove sorgeva un antico convento domenicano. Nel tempio settecentesco si possono ammirare opere di grande valore del Carpaccio (S. Paolo, ultima opera conosciuta al 1520), di Jacopo Tintoretto di Pietro Damini, Lendro Bassano e del Brustolon. Ma l’oggetto più prezioso è senz’altro il gigantesco Crocefisso ligneo, alto più di quattro metri, che risale al XIV sec. Ed è riconosciuto come uno dei più interessanti esemplari esistenti di Cristus dolorosus, di chiara derivazione nordica, che si impone tra tutti per la sua espressività e per la sua grandezza.

 

LA CUCINA CHIOGGIOTTA

 

Chioggia, capitale della pesca marina e lagunare (pesci, molluschi e crostacei) e centro orticolo con produzioni tipiche riconosciute a livello europeo (il radicchio, la cipolla bianca, la zucca…) vanta una tradizione culinaria di tutto interesse. Sono in gran parte di piatti nati poveri, all’insegna della necessità di conservare gli alimenti e di preparare i piatti adattando porzioni limitate dello stesso prodotto o riciclando cibi già cotti in precedenza. Il tutto naturalmente cadenzato con i tempi delle stagioni e delle festività del calendario.

Questi i piatti più peculiari:

  • le “sardelle o sardoni salài”: le sardine o acciughe crude conservate sotto sale e poi in olio crudo, utilizzate come sugo dei “bìgoli in salsa”;
  • le “bibarasse, caparossoli o peòci in cassopipa”, le vongole di mare o di laguna o le cozze cotte con un soffritto di cipolla, usato sia come antipasto che come condimento con gli spaghetti.
  • il “broeto”: specie di zuppa con tranci di svariati pesci e molluschi cotti su una salsa di olio, cipolla e aceto e serviti con crostini di pane, nato proprio per recuperare da parte dei pescatori in un piatto unico anche il prodotto pescato in quantità non commerciabili.
  • il “saore”: piatto nato per recuperare sardine ed altri tipi di pesce fritto in eccedenza conservandolo in un abbondante strato di cipolle bianche appena soffritte: il tutto in un bagno di aceto.
  • il “pesse rosto incovercià”: nasce invece come una forma di riscaldare in un tegame coperto il pesce cotto alla brace con una salsa a base di olio e aceto. (tra i più rinomati la lucerna incovercià)
  • Tra la varietà di frittura, ricordiamo le “schile e i marsioni”, gamberetti di laguna, servite su crema di polenta e soprattutto le “moleche”, granchi in muta.  Le “masanete” sono invece i granchi femmina, cotti in acqua bollente e servite con olio e limone.
  • Molti i piatti a base di seppie: le “sepe seche”, il “risotto de sepe”, le “sepe in tecia”, i “risi e vuovi” bolliti.
  • Molti i tipi di minestre a base di verdura: “risi e bisi”, “risi e cavoli”, risi e verse, risi pomodoro, risi e patate, risi e latte. Una variante della minestra con i fagioli erano i “basari”, fatta con farina di polenta, zucca, fagioli e lardo. 
  • Tra le verdure, oltre al radicchio di Chioggia, servito crudo, ma anche cotto al forno o alla brace, sono tipiche le “castraure scaltrìe”, carciofi novelli e i “fundi de articiòco” i fondi del carciofo, la “succa baruca” la zucca di Chioggia cotta al forno, la “polenta fasiolà”, crema di mais cotta in un impasto unico coi fagioli.
  • Anche i “bossolà”, conosciuto anche come pane di Chioggia, a forma di anello fragrante e croccante nasce dall’esigenza della lunga conservazione nelle lunghe campagne dei pescatori in mare.
  • La partita dei dolci scandisce ancor meglio i vari periodi dell’anno, perché strettamente legati alle feste.
  • La “smegiassa”, focaccia a base di miele nero, farina, zucca, uva passa pinoli e zucchero è il tipico dolce delle feste natalizie;
  • i “berolini”, fatti con farina, melassa e anice con le forme degli oggetti più svariati erano un tempo i dolci della Befana;
  • i “papini”, fatti a ciambelline dal gusto leggermente di vaniglia e dall’impasto piuttosto duro, erano il classico dolce pasquale, come pure il “pan conso”, dolce più tipico di Sottomarina, e il “pan dolse” e le “bissiòle”.
  • Altri dolci tipici i “pevarini col miele” fatti con farina, melassa, anice e pepe e i “zaleti”, biscotti fatti anche con la farina di mais. E ancora i sugoli, crema di uva nera e farina
  • Più recente è la Ciosòta, la torta a base di carote e radicchio.

 

SOTTOMARINA

 

Anticamente l'abitato era costituito da una stretta lingua di terra compresa tra il porto di San Felice e la foce del Brenta. Tra il mare Adriatico, la parte più meridionale della laguna e la campagna veneta. In seguito alla sua totale distruzione avvenuta nel 1379 nel corso della guerra di Chioggia, Sottomarina rimase disabitata, senza più difese a mare, luogo soggetto a continue inondazioni. La mancata ricostruzione, impedita dalla stessa Serenissima si protrasse fino al 1700, quando per difendere l'intero bacino lagunare vennero costruiti Murazzi, un’imponente diga che permise la rinascita del vecchio borgo, caratteristico per la serie di calli strette, abitate dai discendenti di due ceppi familiari: i Boscolo e i Tiozzo. Qui per evitare frequentissime omonimie è stato necessario ricorrere in modo ufficiale ai detti (a volte anche buffi) che si trasmettono al pari del cognome di padre in figlio: caso unico in Italia. Sottomarina oggi gode di una spiaggia che si prolunga oltre le foci del Brenta, fino a quelle dell'Adige, in quella di Isolaverde, rinomato per il terreno sabbioso particolarmente adatto per la sua produzione orticola, e oggi rinomato centro turistico dotato di moderne balneari immerse nel verde. Una spiaggia lunga una decina di chilometri e con una profondità che in alcuni tratti supera anche i 300 metri, che si la caratterizza in tutto il Litorale per la qualità della sua sabbia, finissima, con grande presenza di augite, quarzo, silicati ed elementi micacei. Queste proprietà, assieme ad una ventilazione regolarmente moderata e costante del sito rendono questa spiaggia particolarmente consigliata per cure eliopsammoterapiche e per una splendida abbronzatura. La sua ampia e accogliente battigia è, senza dubbio ideale per lunghe passeggiate e per far divertire i bambini e rilassare i più grandi.

Testi a cura di Sergio Ravagnan


AUDITORIUM S.NICOLO'

 


ISOLA VERDE

 


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RISERVA NATURALE BOSCO NORDIO


LE TEGNUE



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PALIO DELLA MARCILIANA

 


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