I portici

Sono una caratteristica del tutto peculiare per una città lagunare, che neppure Venezia (se si fa eccezione per piazza san Marco) possiede. Una caratteristica che – come annotò il noto critico d’arte Cesare Brandi – rende Chioggia “mezza di terra e mezza di acqua”, “mezza veneziana e mezza emiliana”. Un elemento, quello dei portici, che ritroviamo non solo lungo tutta la piazza, ma anche per ampi tratti della riva Vena e sporgenti di tanto in tanto nelle calli. Il più delle volte rappresentano una soluzione per recuperare spazio abitativo. Ma la loro presenza risponde pure alla funzione di riparare dalle intemperie e anche dai raggi del sole.


Gli squeri

Completano il paesaggio peschereccio le isole dei Cantieri, gli “squeri”, che vantano una tradizione di cultura materiale che affonda nel periodo medioevale. Il loro statuto, la Mariegola di san Giuliano, risale al 1211 e si configura come uno dei primi esempi in Europa di società che precorse il mutuo soccorso. D’interesse particolare l’architettura dei tipici capannoni, le “tenze”. Sul cui architrave si può notare la caratteristica “cesiola”, una sorta di altarino con un‘immagine celeste, posta a protezione dei lavoranti. All’interno il “tabiào” lo scabuzzino-ufficio sospeso in alto su una parete. Diverse le specializzazioni esistenti all’interno di questa attività: il maestro d’ascia, gli “scorarioi” ovvero i carpentieri, i “segantini” addetti in coppia al lunghissimo segaccio, i “puti de cantier” ovvero gli apprendisti, i “calafati” specializzati nell’impermeabilizzazione dello scafo.

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